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Nelle pieghe (o piaghe) dei bilanci di diverse Regioni del Belpaese si scoprono giorno dopo giorno diversi “casi” interessanti sulle voci di spesa per il funzionamento degli organismi regionali. Come quello dei denari pubblici destinati ai gruppi consiliari. All’interno di questo mare magnum spicca una “specialità” tipica del Made in Italy: la moltiplicazione dei “monogruppi”, cioè composti da una sola persona. I regolamenti interni li prevedono, ma la loro proliferazione è quantomeno imbarazzante. L’effetto ? Semplice: più costi, visto che a qualsiasi gruppo, sia esso formato da 10 consiglieri o da uno solo, spetta di diritto una quota annuale di fondi assegnati per le spese di segreteria e di gestione dell’attività. E così i gruppi “monouso” spuntano come funghi in una prateria.

Anche la piccola Umbria non ha resistito alla tentazione del “fai-da-te”: dei 10 gruppi consiliari attualmente presenti a Palazzo Cesaroni, ben 6 sono composti da una persona sola [link]. I “capogruppo di sé stessi” (Sandra Monacelli “Casini-Unione di Centro”; Gianluca Cirignoni “Lega Nord Umbria-Padania”; Francesco Zaffini “Fare Italia per la costituente popolare”; Orfeo Goracci “Misto”; Damiano Stufara “Partito della Rifondazione Comunista per la Federazione di Sinistra”; Fiammetta Modena “Per l’Umbria”; Roberto Carpinelli “Per l’Umbria Catiuscia Marini Presidente”), hanno diritto a 28.800 euro all’anno ciascuno per le sole spese di gestione del proprio staff di collaboratori.

Che la fantasia di qualche politico quando si tratta di denari pubblici non ha limiti è cosa nota. Così come che è chiaro che alcuni amministratori umbri sono fedeli al celebre proverbio “chi-fa-da-sè-fa-per-tre”. In questo caso, però, qualche gruppo “monouso” preferisce il più casareccio “chi-fa-da-sè-fa-per-me”.

 


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